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Mods - L'anima e lo stile
Mods
Paolo Hewitt 
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Saggio, Gran Bretagna 2000
150 pp.
Prezzo di copertina
Introduzione: Paul Weller
Traduzione: Enrico Sisti
Editore: Arcana , 2002
ISBN 88-7966-241-4


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L'esporazione dell'ininterrotta relazione tra la musica nera americana e i giovani mods della classe operaia britannica, i luoghi di aggregazione, le rivalità con le tribù parallele, i dischi, i gruppi, nelle parole dei protagonisti.

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Mods: tutti i giovani della città

Era una questione di idee. Un movimento basato sulle idee. Che uno spacco di dieci centrimetri fosse migliore di uno spacco di cinque. Questa era un'idea. Oppure: è meglio portare l'orologio sopra o sotto il polsino? Quale t-shirt portare sotto la camicia americana? Si deve vedere o no sotto il colletto? Ecco, questo era importante. Di questo si discuteva. Un atteggiamento molto creativo. Non vi era assolutamente nulla di negativo in tutto ciò.

Tra le sottoculture giovanili emerse con l'avvento del rock'n'roll, i mods sono stati senza dubbio i più brillanti e creativi. Il modello con cui crearono il loro stile diventò con il tempo una formula per tutte le altre tribù perché, come nota Paul Weller nella postilla finale del libro, "i vestiti cambiano, le droghe anche, e così la musica. E' l'attitudine che rimane immutata". Di queste piccole, importanti rivoluzioni Paolo Hewitt ha ricostruito i passaggi fondamentali, affidandosi però alle voci dirette dei protagonisti, ragazzi e ragazze che vivevano per l'idea di stile dei mods e che poi hanno trovato la loro strada. Allora, però, c'era solo la notte, la musica, il taglio dei vestiti. Racconta Ian Dewhurtst: "Vivevamo per il weekend. Uscivamo dal lavoro alle cinque del pomeriggio di venerdì, andavamo a casa, bagno, e se il piano era di star fuori fino a domenica, preparavamo una borsa. Accadeva spesso che restassimo fuori per due giorni. Girando per i vari club del paese ci sentivamo molto uniti perché il più delle volte incontravamo persone come noi". E' il ritmo di brevi testimonianze come questa, raccordate dai piccoli ed essenziali interventi storici di Paolo Hewit, a rendere immediatamente fruibile il libro che è un ottimo identikit "della cultura sommersa della classe operaia del dopoguerra, pensata e costruita strada facendo, in continua evoluzione e alla ricerca di qualcosa di nuovo e di giovane". Parola di Paul Weller che, prima con i Jam e poi con gli Style Council, su quelle idee ha costruito una carriera e speso una vita.

Marco Denti  (14-11-2002)

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