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Chemical USA Il viaggiatore assente
Chemical USA
Daniele Brolli 
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Romanzo, Italia 2002
178 pp.
Prezzo di copertina € 12
Editore: Rizzoli , 2002
ISBN 88-17-86994-5


Rizzoli

Un diario di viaggio dove il viaggio non viene raccontato, un libro on the road dove la strada non compare: il libro di Daniele Brolli ci presenta un album di fotografie invisibili, che riusciamo a immaginare mentre lui illustra (con le parole e a volte la matita) una breve storia o riflessione per ciascuna, quasi a dilatarne la didascalia.
Non c'è una vera struttura tematica, non c'è un filo conduttore: forse solo una sequenza che potrebbe essere cronologica, un itinerario che scorgiamo in filigrana. C'è New York, c'è Los Angeles, ci sono una serie di punti intermedi; ci sono le persone, da James Purdy ai compagni di viaggio, agli incontri occasionali, ai volti anonimi ma stereotipi indissolubili dal paesaggio.
Il viaggiatore è assente solo in quanto non protagonista, ma è una presenza partecipe e costante: Daniele Brolli ci racconta, insomma, il suo sguardo.


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Chemical USA: una linea è un accumulo di punti

Milioni di turisti su una spiaggia, in una camera d'albergo, in viaggio dentro una macchina a noleggio, su un pullman, durante una visita guidata... fanno la stessa cosa, vivono il sentito dire come un assoluto che rende il viaggio escrescenza e sovrappiù, ridondanza della vita. E rumore di fondo.

Premessa necessaria: la confezione di questo libro è ingannevole. L'autore, il titolo, due ali strappate in copertina, un'enigmatica poesiola in quarta, ci predispongono ad affrontare un percorso di efferatezze pulp o di alterità lisergiche.
Nulla di tutto questo: all'interno troviamo il diario di viaggio che ciascuno di noi potrebbe - o meglio vorrebbe - aver scritto.

L'italiano, o il turista in genere, quando approda in America è condannato ad una condizione di deja vu permanente: qualsiasi luogo, qualsiasi situazione rimanda a un omologo che abbiamo già metabolizzato, sia esso letterario, televisivo, cinematografico o persino fumettistico. L'osservazione - mai banale - di Brolli è un lavoro costante di pantografo, che prova a ricalcare la realtà vissuta sull'immaginario incorporato in anni di esposizione all'iconografia americana.

Quel che affascina è l'intelligenza vigile di questa osservazione che va oltre l'aneddotica, la capacità di cogliere particolari minimi ma carichi di significato o di premesse, il gusto paradossale di prendere una delle tante possibilità e di svilupparla nei suoi esiti, in un'opzionale deviazione dalla realtà, fino all'approdo a conclusioni beffarde.

Più che a un Severgnini privato dell'intento didascalico, viene da rifarsi allo spirito delle annotazioni nei taccuini di Ennio Flaiano: appunti per sé, promemoria per elaborazioni future, provviste per l'inverno di uno sceneggiatore previdente. Ogni frammento può essere la sintesi di una storia, o il tassello di un puzzle più ampio. Nei circa quarant'anni che separano Flaiano da Brolli si sono modernizzate forse più le situazioni che la scrittura, che per tracciare efficacemente i bozzetti deve mantenere le caratteristiche di leggerezza e precisione, e al tempo stesso essere pronta ad accogliere la divagazione.

E il pulp? Affiora appena ammiccante qua e là, nei fatti raccontati. Il brano che si intitola "Heat" e si svolge in una camera d'albergo di Las Vegas col condizionamento rotto, è letteralmente il più agghiacciante. Ma il meglio l'autore lo dà quando scioglie la briglia e divagando approfondisce, stendendo in poche pagine illuminanti trattatelli di saggistica sopra le righe: sull'intreccio tra i peluche e i destini dell'umanità, o sul mondo del fumetto, di cui è raffinato conoscitore.
Qua il lettore abbandona la rassicurazione indotta dal lavoro di ricalco pantografico, e trae un diverso godimento dal condividere lo sviluppo di un discorso che procede di intuizione in intuizione. Fino al peluche supremo.


Vittorio Dell'Aiuto  (22-10-2002)

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