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Verso Occidente l'Impero dirige il suo corso
Westward the Course of the Empire Takes Its Way
David Foster Wallace 
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Racconti, Stati Uniti 1989
217 pp.
Prezzo di copertina € 10,33
Introduzione: Martina Testa
Traduzione: Martina Testa
Editore: minimum fax , 2001
ISBN 88-87765-34-0


Scheda Minimum Fax

Sei persone male assortite in viaggio tra muri di granturco, nel cuore agricolo dell'America rurale. Stipati in una macchina autocostruita, verso una meta, la Grande Riunione di quarantaquattromila ex attori di spot McDonald's, che sembra irraggiungibile.

Mark Nechtr è studente di un corso di scrittura, veste una camicia da chirurgo e porta sempre con sé la sua freccia preferita.
D.L. Eberhardt studia con lui, lo ha sposato, e veste esclusivamente un completo sintetico color verde cedro.
Tom Sternberg è un altro compagno di corso, devastato da un'acne forse allergica, e ha un occhio rivoltato verso l'interno della testa, che quando abbassa le palpebre lo costringe a vedersi dentro.
J.D. Steelritter è un magnate della pubblicità col sigaro incollato alla bocca, come un personaggio dei fumetti.
DeHaven Steelritter è il figlio, ma vive prigioniero della parrucca e del costume del clown Ronald McDonald.
Magda Ambrose-Gatz è apparentemente una hostess attempata dalla faccia arancione.

La trama non è evidentemente che un supporto strutturale minimo ad un libro che vive di una straordinaria molteplicità di piani di lettura, di rimandi, di citazioni, di sottotrame, di racconti nel racconto: è un ipertesto ante litteram, un gioco di trasparenze, una matrioska. Ma neanche per un istante è un esercizio letterario, mai rivela una qualche meccanicità nello sviluppo di un assunto a priori; è insomma una lettura più che godibile, anzi appassionante, a prescindere dalla capacità del lettore di coglierne ogni sfumatura.

Fondamentale per addentrarsi in tale complessità è l'ottima prefazione di Martina Testa, traduttrice dell'opera, e determinante è la lettura di Verso Occidente... per comprendere finalmente a fondo la voce cangiante ma sempre riconoscibile di David Foster Wallace.


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Verso Occidente: Sei personaggi in cerca d'amore

D.L. era estremamente magra, magra in un modo che sembrava indicare non delicatezza, ma una sorta di avara ritrosia a estendersi nello spazio circostante. Magra come sono magre le suore cattive.

Wallace ha dalla sua, inutile girarci intorno, un formidabile talento. Quel talento che si riconosce in certi musicisti, e che unito ad un uso non sterile della tecnica (nelle ormai proverbiali proporzioni di ispirazione e traspirazione) consente loro di esplorare linguaggi nuovi senza mai perdere identità.
In questo caso, abbiamo l'erede di molta scrittura postmoderna americana, dal minimalismo alla metafiction, che non si comporta da epigone: ne utilizza le tecniche per operarne una critica anche feroce.
Ci sembra di leggere l'ennesimo raccontino algido di taglio molto cinematografico, per poi trovarci travolti da impennate visionarie, derive oniriche, incisi torrenziali e assolutamente caldi.
Wallace scrive, come il suo alter ego sulla pagina, per darvi "una fitta al petto". E costruisce un edificio di grande complessità, ricco di personaggi di forte valenza simbolica, per chiuderlo in prima persona, come voce narrante, sulla parola "amore".


Vittorio Dell'Aiuto  (02-09-2002)

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