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Il lungo ritorno
Il lungo ritorno
Tiziana Rinaldi Castro 
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Romanzo, Italia 2001
250 pp.
Prezzo di copertina € 12,91
Editore: e/o , 2001
ISBN




"-E' straordinario incontrare una donna bianca più silenziosa di un apache-
-Non sono una bianca, sono di Napoli-"

Un lungo viaggio oltre oceano, la cultura di un altro popolo, il fascino del diverso, la fuga dal mondo familiare, le varie facce dell'amore, la magia, la morte, la solitudine, la vita. Un romanzo femminile che si inserisce in un filone ormai ben collaudato, una sorpresa italiana tra le tante scrittrici che negli ultimi anni ci hanno regalato libri di donne che parlano di donne. E questa volta gli uomini non fanno neanche una brutta figura.

Pietra è una giovane donna che fuggendo si ritrova in un mondo molto lontano da lei: un'altra casa, un altro paese, un altro continente, un altro popolo, un'altra storia. Lei, che è estranea in primo luogo a se stessa, ritrovandosi sola tra estranei comincia quasi senza volere un lungo percorso che la porterà a trovarsi, a conoscersi. Un percorso che passa attraverso la negazione, la fuga appunto: è solo parlando una lingua che non è la sua che Pietra scoprirà la sua vera voce, e imparerà a usarla. Ma prima dovrà attraversare la morte, e sarà una morte di segno maschile. Ed è un lutto che ci portiamo dentro in molte quello che la protagonista alla fine accetta ed elabora: il dolore non è mai detto ma è lì, come il deserto con cui Pietra si confronterà, e da cui uscirà con un sorriso nuovo.


naldina naldina naldina naldina naldina

Il lungo ritorno

"Vuoi arrivare fin dove è possibile
dici, e toccare, perché ti sembra bene.
Ma dove riesci a toccare
È sempre a potata di mano.
Non vuoi andare, invece,
ancora oltre?"
"E toccare, poi, una volta arrivati?"
"No, toccare mai"

(Aquila Nera)


Quello di Pietra è un viaggio la cui meta è, prevedibilmente, il punto di partenza. E la strada per tornare a casa può essere, quasi sempre è, molto lunga: ma anche molto ricca, sorprendente.... e magica, talvolta, quando serve.
L'autrice infatti per narrare questa storia la cui filigrana svela in controluce i fili dell'autobiografia usa con garbo una "magia" simbolica, tutta femminile, fatta soprattutto di immagini, di colori, di odori, e riesce così a dire ciò che altrimenti non sarebbe detto, a dare spessore alla labilità di tante sensazioni che la maggior parte delle persone, delle donne, a forza di negare ha messo a tacere.
Ma rimane una domanda: c'è per le donne una strada che non sia inizialmente una fuga?


Paola Casella  (14-02-2002)

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