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Io non ho paura
Io non ho paura
Niccolò Ammaniti 
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Romanzo, Italia 2001
220 pp.
Prezzo di copertina € 8,26
Editore: Einaudi , 2001
ISBN 88-06-14210-0


Sul web vi consigliamo le pagine di Italica a lui dedicate, il fan club niccoloammaniti.hideout.it
ed un'intervista su alice.it
La scheda dell'omonimo film di Salvatores è su 35mm.it


E' un libro bellissimo, dove le parole sono calibrate con una forza e un nitore perfetti.
Gli occhi di Michele, il bambino protagonista, sono aperti su una realtà che non ha nulla di disneyano, nulla di quel mondo dorato in cui siamo soliti rinchiudere i bambini. La favole sono nei suoi occhi, ma sono piene di mostri, di paure che lo accompagnano e lo aiutano a dare un nome a qualcosa di troppo più grande di lui. Parla, Michele, e racconta, oh come racconta!, quello che vede. E quello che vede è molto diverso da quello che si vede. Fugge, Michele, dalle sue paure e da quelle che gli adulti, persi nella loro fatica di vivere, gli rovesciano addosso. E corre, Michele, con la sua vecchia bicicletta appartenuta al padre, corre a incontrare l'altro, prendendo alla fine posizione, vincendo le sue paure di bambino in nome di un terrore più grande, un terrore da grandi.
"Piantala con questi mostri, Michele. I mostri non esistono. Devi avere paura degli uomini, non dei mostri." Piantala, Michele, anzi non piantarla, non chiudere i mostri nella tua pancia, continua a raccontare, facci guardare con i tuoi occhi, restituiscici l'assenza di spiegazioni, i perché senza risposta. L'arbitrarietà.


naldina naldina naldina naldina naldina

Io non ho paura: un bambino, e una storia

"Piantala con questi mostri, Michele. I mostri non esistono. Devi avere paura degli uomini, non dei mostri."
Così mi aveva detto papà...


Niccolò Ammaniti, libero finalmente e senza più alcun dubbio dall'etichetta di cannibale, in questo suo terzo romanzo ci regala una storia di rara potenza, ma soprattutto una narrazione perfetta: nei toni, negli equilibri, nel lessico, nel ritmo, nello stile...
In molti hanno cercato fonti e parallelismi, nel mondo della letteratura e del cinema: Stephen King, Clive Barker, Mark Twain e Italo Calvino tra i più gettonati, mentre l'autore stesso cita "L'invasione degli ultracorpi" e i testi di Emmanuel Carrère. Ma non credo abbia molta importanza, l'unica cosa che conta è che questo libro lascia senza fiato, stupefatti mentre si segue la trama vivendola, soffrendola, immaginandola insieme al protagonista, accompagnati per mano con grazia e mirabile sapienza dalle parole dell'autore. E non ha importanza neanche scoprire dove sia realmente questo imprecisato sud Italia in cui la storia è ambientata: perché ovunque sia, pensavamo che fosse impossibile descriverlo con questa precisione evocativa, senza appoggiarsi mai ai luoghi comuni dell'immaginario colletivo a proposito del meridione, e per fortuna ci eravamo sbagliati.
Potremmo definirlo un romanzo di formazione, ma non aspettatevi metafore, facili griglie di lettura, morali edificanti, o di qualsiasi altro tipo. Anzi, fate così: non aspettatevi niente da questo romanzo, non cercate di carpirne prima la trama, non chiedetevi se è il tipo di libro che può piacervi o meno. Fate un bel respiro, e tuffatevi.
Troverete un bambino, e una storia. E loro avranno trovato voi.


Paola Casella  (03-12-2003)

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