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Uno per battere il passo
One To Count Cadence
James Crumley 
blank
Romanzo, Stati Uniti 1969
470 pp.
Prezzo di copertina Lit. 34500
Traduzione: Marisa Bernardi Fabrizio Pomioli
Editore: Esedra , 1998
ISBN






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Uno per battere il passo: Il battito dei fucili

Il primo romanzo di James Crumley del 1969 è il racconto del rapporto fra un sergente e un soldato sullo sfondo della guerra del Vietnam.

Amico di James Ellroy, romantico a tutti costi che non teme di citare Ernest Hemingway una pagina sì e due no, James Crumley si è conquistato nel giro di una mezza dozzina di romanzi un seguito fedele ed attentissimo che ha trovato parecchi riscontri anche in Italia. "Il caso sbagliato", "L'ultimo vero bacio", "Dalla parte sbagliata", "Il confine" (tutti pubblicati da Mondadori), ma anche lo straordinario "L'anatra messicana" (Baldini&Castoldi) mettono in fila una serie di personaggi che camminano costantemente dalla parte sbagliata della strada e della vita, in cerca di guai come se fossero l'aria da respirare tutti i giorni. Non è soltanto noir, cioè letteratura di genere perché James Crumley ci tiene a precisare la psicologia dei suoi perdenti e lo stesso succede anche in "Uno per battere il passo", il suo esordio giunto finalmente alla traduzione italiana. Storia di guerra e di amicizia, di cameratismo e di follia, di dissoluzione e di grandi propositi, il romanzo racconta il legame tra il sergente Jacob Slagsted Krummel, proveniente da una famiglia di guerrieri, e Joseph Jabez Morning, un soldato con troppe utopie, un folksinger a cui hanno cambiato la chitarra con un fucile. Per tre quarti, descrive la vita monotona e sbracata in una caserma filippina e le folli escursioni in città, in cerca di un oblio che arriva a forza di birre e puttane. L'ultimo quarto è un brevissimo squarcio nella guerra del Vietnam dove il gruppo guidato da Krummel e Morning viene trasferito agli albori del conflitto, con una micidiale e bruciante descrizione di un conflitto a fuoco con i Vietcong che entra di diritto nella storia. Con una conclusione che chiarisce perfettamente la natura della scrittura di James Crumley: "Lo so. Voi preferireste sentirmi raccontare del terrore, dei polmoni che sembravano spaccarsi in due in cerca di una boccata d'aria, dell'impercettibile ma ormai permanente tremore che faceva traballare le mie mani, dei vortici di follia che si impadronirono del mio cervello, o della diarrea che mi sgocciolava lungo una gamba. Ma voi, questo aspetto della storia, lo conoscete già a memoria. Feci quello che feci. Due uomini morirono, altri due rimasero in vita, forse. Non bisogna andare a cercare alcuna logica in tutto ciò. Il terrore ed il tremore non sono una giustificazione; l'azione non ha nulla a che vedere con la ragione; ed i morti sono morti".

Tratto da Palomar Tredici, dicembre 1998


Marco Denti  (24-04-1999)

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