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L'equipaggio dimenticato
The Ordinary Seaman
Francisco Goldman 
blank
Romanzo, Guatemala
400 pp.
Prezzo di copertina Lit. 29000
Editore: Il Saggiatore , 1997
ISBN




La Urus, questo il nome della nave su cui s'imbarca la piccola armata Brancaleone, è poco più di un relitto, batte una bandiera di comodo (Panama), ha un armatore fantasma ed è sotto il comando di due strane ed evanescenti figure, il capitano Elias e il suo alter ego, Mark Bare. La nave non prenderà mai il largo e i marinai si troveranno, loro malgrado, ad affrontare un'infinita serie di privazioni, umiliazioni e difficoltà.

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Solidarietà a bordo

La storia di un gruppo di uomini reclutato per far parte dell'equipaggio di una nave che non partirà mai. L'atmosfera vagamente kafkiana unita alla narrazione scarna fanno de "L'equipaggio dimenticato" di Francisco Goldman qualcosa più di un bel romanzo.

L'equipaggio di una nave viene reclutato a Managua mettendo insieme le speranze e le illusioni di un gruppo composito di personaggi: si va da un giovane reduce della guerra contro i contras (Esteban che è anche il protagonista non dichiarato) ad un vecchio lupo di mare, Bernardo. La nave, l'imbarco, il viaggio in aereo verso il porto di New York danno adito ad un'infinità di sogni, presto ridimensionati e poi trasformati in un vero e proprio incubo dalla realtà dei fatti. La Urus, questo il nome della nave su cui s'imbarca la piccola armata Brancaleone, è poco più di un relitto, batte una bandiera di comodo (Panama), ha un armatore fantasma ed è sotto il comando di due strane ed evanescenti figure, il capitano Elias e il suo alter ego, Mark Bare. La nave non prenderà mai il largo e i marinai si troveranno, loro malgrado, ad affrontare un'infinita serie di privazioni, umiliazioni e difficoltà: un fallimento su tutti i fronti. Prendendo spunto da un fatto realmente avvenuto, Francisco Goldman confeziona un voluminoso romanzo di quattrocento pagine utilizzando un linguaggio scarno, ricco di informazioni tecniche e di particolari suggestivi, ritraendo in maniera complessa e definita l'immagine di una sconfitta che ha molte facce. Quella di New York, una città in cui i marinai dimenticati non possono nemmeno rischiare di avventurarsi. Quella del Nicaragua e in generale di tutto il Sud America che, nonostante anni di soprusi e di invasioni, continua a guardare agli Stati Uniti come alla terra promessa. Quella di una nave e di un equipaggio utilizzati soltanto per una truffa clamorosamente destinata a finire in nulla. Con poche pretese letterarie e molta cognizione di causa (e forse è meglio così) "L'equipaggio dimenticato" parte da una situazione vagamente kafkiana per ricostruire una rete di rapporti umani in cui, nonostante le evenienze, la solidarietà non è scomparsa. Soprattutto tra i membri dell'equipaggio e tra quei personaggi de "L'equipaggio dimenticato" che, a differenza dei loro sfruttatori, non hanno mai conosciuto il sapore di una vittoria se non nel calore dei rapporti umani. Qualcosa in più di un bel romanzo.

Marco Denti  (30-04-2004)

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