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lettera.com intervista Amedeo Anelli (2)
Marco Denti - 30-12-2009

Amedeo Anelli, autore, critico, traduttore è soprattutto il direttore di Kamen', una delle più importanti e rigorose riviste di poesia e filosofia in ambito internazionale. Un modo di vivere la cultura unico, ricco, fertile e che ha molto da insegnare.

Nel tuo lavoro ritorni spesso e volentieri su alcuni autori e artisti a cui ti sei già dedicato con ampie monografie (penso a Edgardo Abbozzo o a Guido Oldani). Non mi sembra soltanto la necessità di aggiornare la conoscenza, ma proprio un seguirli nell'arco di tutta la loro esperienza. E' così?
Sì è così, ma è anche un sostegno nel tempo, e ciò vale anche per la rivista, laddove si riconoscono valori e questioni da approfondire. Kamen' ha sostenuto autori in tempi non sospetti, che sono poi passati alla grossa editoria, non solo nazionale. Poi c'è il debito d'amicizia e di riconoscenza verso amici e maestri con cui si è dialogato e che ci hanno fatto crescere, con i vivi e con i morti, i cui scritti ancora ci sorprendono e ci fanno pensare.

Ho sempre ammirato la precisazione che c'è nel frontespizio di Kamen', dove si dice che "non contiene pubblicità". E' molto originale, e anche coraggiosa. E' una scelta che ha pagato, in qualche modo in questi quasi venti anni di vita della rivista?
Sicuramente ha sgombrato il campo da malintesi e dipendenze, e ha avuto un richiamo salutare in una situazione in cui, per altro, la maggior parte degli intellettuali in specie novecenteschi, salvo rari casi, non hanno mai avuto "il coraggio della libertà", hanno avuto sempre il bisogno di un "ombrello riparatore", anche economico. Kamen' si autosostiene, pur nelle difficoltà e ciò ha pagato in rigore e libertà.

In tutto questo tempo hai avuto modo di confrontarti e di conoscere attraverso Kamen' un intero mondo di autori e artisti e saranno infiniti gli aneddoti che puoi raccontare. Puoi citare almeno un episodio che ti ha colpito in modo positivo e un altro che invece ti ha lasciato perplesso?
La suddivisione sarebbe equanime. Molti aneddoti degli amici stretti fra cui Daniela Marcheschi, Luigi Commissari, Edgardo Abbozzo, Sandro Boccardi, Guido Oldani, di cui prima o poi si potranno scrivere le "Guidoneidi". Inoltre, ho memorie bellissime dei miei maestri Ludovico Geymonat, Dino Formaggio, Eridano Bazzarelli, o d'incontri con personaggi della cultura internazionale Lotman, Dufrenne, Trotzig, di poeti, artisti visivi, musicisti, molti dei quali anch'essi amici e quant'altro, ma di loro non vorrei dire, dei vivi, per imbarazzo della scelta. Ciò che mi colpisce è che nonostante la desertificazione qualcosa dell'intenso lavoro culturale che si fa rimane, nell'insperato e nell'inatteso qualcosa rimane, qualcuno ha letto, ha fatto, ha ascoltato, ha compreso, perché il solo "miracolo" che ci attende pare sia la "comprensione". Ricordo anni intensi in rapporto fraterno con Edgardo Abbozzo e di un allestimento a Spoleto sotto il Teatro che durò tutta una notte e finì al ristorante alle sei del mattino e continuò con una conferenza in Accademia a Perugia, la mattina stessa, seguita dall'inaugurazione della mostra e successiva nottata di festeggiamenti, in una atmosfera di grande collaborazione ed attenzione, e di gioia. Degli episodi non encomiabili, ma comunque istruttivi ricordo i tempi in cui feci il giro d'Italia per contattare i librai (allora circa un centinaio) in cui distribuire la rivista. Era una lotta immane, perché già allora le librerie non volevano le riviste di cultura (non si vendono: effettivamente da sole non si vendono, ci vogliono anche i librai, non i venditori di spazzole) e cominciavano a difendersi dai libri (discorso complesso). Bene, la città "nera" è stata Brescia, dove, su sei librerie fui cacciato da cinque. In una di queste, fra le più grandi, la nerboruta proprietaria mi fece attendere un'ora per poi chiedermi quanti milioni di lire in un anno gli avrebbe reso la rivista, al mio "magari" di risposta, fui cacciato fra strepiti ed urla e con "e allora non mi faccia perdere tempo...". Oppure di una lettura poetica nell'intermezzo di un concerto: tutto sospeso, causa pioggia e con esclamazione di un noto poeta (alcuni poeti è meglio non conoscerli di persona): "Oh benissimo, così posso vedere la partita, tanto i giornali ne hanno già scritto!".

Oltre a Kamen', svolgi la tua attività di critico in modi diversi, compreso un quotidiano. Cos'è che ancora ti colpisce o ti fa scattare l'interesse o l'emozione davanti ad un testo?
Le infinite possibilità di senso (e ovviamente di dissignificazione), e le molteplici strade possibili per arrivare comunque più o meno alle stesse cose o dimensioni veritative.

Tu stesso sei un autore e un traduttore: sei altrettanto critico verso il tuo lavoro? Riesci a conciliare questi due aspetti, in qualche modo?
Essere altrettanto rigorosi e critici verso se stessi è una necessità, se no non si cresce, ma per fortuna esistono gli altri, gli amici e non. La cultura è un fenomeno corale, non si fa cultura da soli e per converso non si è mai soli quando ci si occupa di culture, ci si protende nel "complessivo" spazio-temporale dal passato al futuro. Ovviamente, qui, per cultura s'intende quella attiva, su questo sono d'accordo con Turoldo, se la cultura non è attiva diviene subito un equivoco. La dimensione critica e quella creativa non possono che essere in reciproca tensione. La creatività è una funzione naturale e la critica un servizio a sé e agli altri.

C'è qualche progetto a cui vorresti dedicarti e, che per un motivo o per l'altro, non sei riuscito a sviluppare?
Sono molti. Ma il tempo è sempre troppo breve. Vorrei completare la traduzione degli autori che amo della letteratura russa: Tarkovskij, Mandel'atam, Venevitinov tra gli altri, ma non so se sarà possibile. Dovrei occuparmi con più sistematicità della scrittura poetica e di alcuni saggi e volumi teorici, ma per questo mi rimane per lo più solo un mese durante l'estate, in più ci sono le attività strettamente territoriali, ma di questo è meglio non parlarne, non parliamo di quella grande "necropoli culturale" che è il Lodigiano.

Solo un'ultima battuta per concludere: mettiamo che una grande casa editrice, non necessariamente italiana, ti offra una cifra spropositata per Kamen', quale sarebbe la risposta, in due parole?
Non in vendita, ma ogni collaborazione è possibile, è già avvenuto con tanti editori.

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