Perché hai scelto la forma editoriale di un e-book per Sì, cambia!?
Perché l'e-book costituisce una forma moderna e immediata di comunicazione. Perché, ormai, è sempre più accessibile all'utente. Perché Libertà Edizioni, la casa editrice che ha deciso di pubblicare il mio testo, è specializzata in questo settore. Perché il mondo dell'editoria, ormai lo conosciamo bene tutti, è sempre meno accessibile se non si dispone di un agente letterario, se non si è facoltosi, se non si è "introdotti". Ho apprezzato la mia casa editrice che ha creduto nel progetto e lo ha sostenuto senza chiedermi denaro. La maggior parte delle case editrici, piccole e grandi, prevede oggi, tra le postille contrattuali che vengono presentate allo scrittore, quella di farsi carico di parte delle spese di pubblicazione. Io comprendo che la crisi attraversa tutti i settori della Società, ma non trovo serio che venga chiesto del denaro ad uno scrittore. Se si crede in un progetto lo si finanzia e basta. Non bisogna scrivere ad ogni costo: scrivo se ho qualcosa da comunicare e se reputo che questo qualcosa possa essere di reale interesse per una collettività. Questo è il mio personale pensiero. Ho ricevuto diverse proposte per pubblicare il mio lavoro ma tutte, alla fine, prevedevano un cospicuo autofinanziamento.
Nell'introduzione ci dai qualche notizia di te, servizio civile e lavoro di addetto stampa, puoi aggiungere qualcos'altro, i lettori di lettera.com sono molto curiosi.
Il mio lavoro è la comunicazione: istituzionale e non. Cosa posso aggiungere? Che, anche se giovane, è da una ventina di anni che mi occupo di comunicare l'Handicap a 360 gradi. Posso aggiungere che, come ogni scrittore, amo leggere. Che i libri mi ispirano continuamente, mi fanno evadere da un quotidiano che mi è sempre stretto. Che mi commuovono. Il mio incontro con l'Handicap non prescinde, certo, l'esperienza di mio padre. Mio padre è uno dei più grandi neurologi esistenti. Sono cresciuto tra racconti, studi e considerazioni su patologie. Sono cresciuto osservando attentamente il suo comportamento, analizzando il rapporto tra il medico e il paziente, che pure esce fuori in Sì, cambia!. La diversità, in questo senso, mi accompagna da quando sono piccolo. Sono anestetizzato al mondo ospedaliero, che trovo famigliare, quasi una "seconda casa". Non trovo famigliare, invece, il dolore. Forse sono troppo sensibile e questa mia componente se mi muove e mi sprona ad essere sempre curioso, e "ringrazio la curiosità sul mondo", allo stesso tempo mi rende vulnerabile. E' una forza /limite.
Ma non mi fermo qui.
La consapevolezza dell'esistenza di altri stili di vita mette a disagio, dal momento che rappresenta una sfida alla modalità quotidianamente accettata e praticata senza porsi domande né dubbi.