La musica, da Bjork nell'incipit a Bruce Springsteen, George Harrison e Pete Townshend nei paragrafi centrali, è qualcosa in più di una compagna di viaggio. E' forse uno strumento per approfondirlo, dal tuo punto di vista?
La musica è la musica. Sono un apprendista e provo a dare ritmo alla scrittura, suono alle parole e ora che sto scrivendo il mio primo romanzo, così dovrà essere. Il rock mi ha dato molto, dai Beatles agli Who e Pete Townshend, da Bruce Cockburn a Jim Morrison, da Neil Young a Brian Eno, da Beethoven a Mahler, da John Trudell a Joni Mitchell per fare solo alcuni nomi, ho visto coi miei occhi la musica farsi territorio, paesaggio fisico e il territorio è infinito, e nessuno uccide bambimi, stupra donne, ruba la terra, crea religioni, inventa terrorismi, in quell'universo. I ritorni e ogni volta cioè un clima differente, un dettaglio da scoprire, proprio come quando ritorno ai luoghi fisici che più amo, quando mi sveglio e vedo le mie montagne e il mio cielo. E' un mondo grandissimo e nessuno potrà mai portarcelo via perché lo vedono solo le persone che guardano con la fede assoluta dei bambini: le creature dove la vita pulsa di più che in ogni altra. La musica, la letteratura, il cinema, la pittura, la poesia, tutto ciò è sempre bambino perché è vivo quando rinasce ogni giorno, quando si meraviglia di continuo, come hanno fatto o fanno quegli artisti che hai citato, ogni volta che creano qualcosa per noi. Nello specifico spesso scrivo ascoltando musica e questo lo faccio da quando ero adolescente negli anni Settanta, la musica è un filtro. E poi la musica l'ho pure sposata: mia moglie è un grande orizzonte di suoni e visioni e il confronto quotidiano con Cristina (Donà) è un privilegio e un dono straordinario che funziona a doppio senso.
I diari di Rubha Hunish sono ricchi di suggestioni letterarie, oltre che musicali. Dal punto di vista letterario e poetico, cosa o chi ti ha ispirato I diari di Rubha Hunish e più in generale la tua voglia di scrivere?
Dunque potrà far ridere ma da ragazzo dissi ai miei che avrei fatto ìil critico musicale sino a 35 anni e dopo solo lo scrittore. Per tutti i broccoli, a 35 anni ho mollato la stampa e l'editoria musicale e non solo. Scrivevo per conto mio poesia, intanto pensavo a come fare il mio primo libro di narrativa. E ho cominciato così nel 1997. Dopo cinque anni che scrivevo mi son detto, ora però basta se no quando esci con quel benedetto libro? Accadde all'Isola di Skye (basta leggere l'ultima journal entry di Rubha Hunish) e così orientai il lavoro verso quella forma che è poi diventata il mio debutto in narrativa. Era come avere tante cose relazionate tra di loro e doverle mettere assieme in una forma desueta per un mercato che non ama le cose insolite. Ma io sono uno che anche in montagna ama il fuori sentiero e che fa scialpinismo, cioè neve non tracciata. Sono un esploratore e per esplorare, scrivo. Dunque ho trovato il mio container, lo zaino di quei Diari: la foto del rabdomante, scattata proprio quattro anni fa sulle fresche nevi immacolate della Presolana Nord: Cristina disse subito, questa è la foto di copertina. In pratica, quello è lo zaino. Il rabdomante che cerca sotto l'orizzonte immacolato senza confini i sentieri sotto la neve, come dice il grande Rigoni Stern. Aggiungi che Barry Lopez, del quale sono diventato amico nel corso degli anni e che vive nell'Oregon, ha per me rappresentato il ponte per arrivare a fare questo lavoro che trovi in tutti i miei articoli da quando son tornato fuori, da quando ho fatto il mio outing come scrittore due anni fa. Il rapporto tra immaginazione e cultura geografica, musicale, letteraria, quello che vuoi. Certamente da quando cinque anni fa ho ripreso in mano Jack London, beh, Jack è l'ennesima dimostrazione della percezione alterata che ha il pubblico dei grandi della storia, anche per colpa delle ideologie politiche e culturali: lui è come i Beatles, ha praticamente esplorato tutto e siccome star dietro a uno che ha fatto 50 libri in 20 anni è faticoso, ecco che spesso è più facile liquidarlo come scrittore per ragazzi, o di avventura, o quant'altro. Invece lui è proprio il tutto, invito a leggere almeno dieci suoi libri prima di esprimere giudizi superficiali. Adoro la violenza pura della sua scrittura, nel senso di impatto fisico che ha. Dice cose da extraterrestre sia quando parla della corsa all'oro nel Klondike che quando descrive le oligarchie politiche e le lotte di classe, piuttosto che la figura della donna. Lui è davvero Il Vagabondo delle Stelle, che invito a leggere tutti quelli che vogliono andare oltre i confini e scoprire l'ebbrezza e il vento potente degli orizzonti.
Viaggiare è anche la ricerca di un'istantanea o di un ricordo: che strumenti e metodi usi fino ad arrivare alla forma finale della scrittura? Quanti passaggi dall'appunto o dall'intuizione iniziale fino alla forma definitiva?
La consapevolezza dell'esistenza di altri stili di vita mette a disagio, dal momento che rappresenta una sfida alla modalità quotidianamente accettata e praticata senza porsi domande né dubbi.