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Intervista a Paolo Roversi
Alberto Campagnolo - 22-11-2006

Abbiamo incontrato Paolo Roversi che ha appena pubblicato il suo secondo libro, La mano sinistra del diavolo, edito da Mursia.

In questi ultimi anni si parla, forse in maniera impropria, di comunicazione: per te cosa significa scrivere, a quali bisogni cerchi di dare risposta?
Scrivere per me è innanzitutto passione, desiderio di comunicare, di divertire, di stimolare il lettore. Nei miei gialli c'è molta ironia e poco sangue, diciamo lo stretto necessario per lo svolgimento della storia. Quello che più mi interessa sono i personaggi: cosa pensano, come parlano, come interagiscono fra loro.
Quando prendo la penna in mano, lo faccio per rispondere all'irrefrenabile desiderio di condividere una storia con gli altri.

Le nuove tecnologie e la letteratura: secondo te quanto è possibile fondere questi due mondi, parlando anche del tuo blog Milanonera?
Internet è uno strumento formidabile di comunicazione e d'informazione che per fortuna è ancora libero; rappresenta la via alternativa rispetto alle televisioni e ai giornali perché può attrarre ed informare a costo praticamente nullo. Il blog che gestisco, insieme ad altri scrittori e critici letterari, MilanoNera (milanonera.splinder.com), il cui sottotitolo è "il lato oscuro della scrittura", si propone di parlare di libri gialli e noir appunto in questa ottica: non badiamo troppo al nome altisonante della casa editrice, ma alla qualità del libro. Negli altri media, spesso, questo rapporto è invertito per ragioni di mercato.

Cosa ne pensi del mondo dell'editoria italiana? Quanto conta per uno scrittore, per eccellenza "spirito libero", il ruolo del "committente", la casa editrice, appunto?
Molto perché un buon libro se non viene distribuito in maniera attenta e capillare (e qui entra in gioco l'editore e la sua forza commerciale) rischia di finire nel dimenticatoio. Certo l'arma del tam tam fra i lettori è la più formidabile che ci possa essere per promuovere un romanzo: se però il tuo libro negli scaffali non c'è serve a poco... Sembra un controsenso ma è così: il mercato editoriale italiano, non è un mistero, è piuttosto chiuso. Ci sono pochi grandi gruppi che la fanno da padroni occupando l'ottanta per cento dello spazio disponibile nelle librerie. Il restante venti per cento se lo spartiscono, in una lotta fratricida, i piccoli e medi editori.

La mano sinistra del diavolo inizia a costituire, sulle basi del precedente Blue tango, uno scenario consolidato sul quale costruire ancora molte nuove storie. Come mai in generale il mondo del noir, a differenza della narrativa tradizionale, è così ricco di scrittori che operano nella tua stessa maniera?
Penso che il giallo, più di altri generi, si presti a questa continuità. Si costruiscono dei personaggi a cui, lo scrittore, ma soprattuto il pubblico, si affezionano. Nel mio caso di tratta di una coppia un po' strana: il trentenne giornalista freelance Enrico Radeschi sempre in giro in sella alla sua vespa gialla a caccia di uno scoop ed il burbero vicequestore Loris Sebastiani, donnaiolo impenitente ed esperto di vini. Forse li ritroveremo ancora insieme in un'altra avventura, poi però cambierò; il rischio che si corre, infatti, è quello di diventarne schiavi: Conan Doyle ha ucciso il suo Sherlock Holmes proprio per questo, salvo poi farlo resuscitare a furor di popolo...

Paolo Roversi lettore: cosa leggi, dove, e quando. Un nome di uno Scrittore con la S maiuscola e uno di un "non scrittore" -con la s minuscola-.
Viaggio molto per lavoro e durante gli spostamenti ho sempre un libro aperto, generalmente un noir. Uno scrittore con la S maiuscola? Nomen omen: il maestro insuperato del giallo italiano, Giorgio Scerbanenco. Con la s minuscola, purtroppo, non me ne vengono in mente...

Qualche nome di scrittori della tua generazione che ci vuoi consigliare?
Sicuramente Cristiano Cavina e il suo "mondo piccolo" della Bassa. Tra i giovani giallisti, invece, vale la pena tenere d'occhio Patrick Fogli.

Cosa ci consigli di bere leggendo il tuo ultimo libro?
Nessun dubbio: amaro Montenegro con ghiaccio.


mascherato  Il libro mascherato

La consapevolezza dell'esistenza di altri stili di vita mette a disagio, dal momento che rappresenta una sfida alla modalità quotidianamente accettata e praticata senza porsi domande né dubbi.


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